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Articoli - Eventi

ROMA 14-17 Marzo 2012

Conferenza pubblica con

TOM HESS

Ritorno a Gerusalemme - Convocazione per le Nazioni Latine

 

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Per l'occasione Alleanza Messianica Italiana

promuove la partecipazione alla Conferenza,

occasione di coordinamento di quanti

sostengono in vari modi Israele in Italia.

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 20 Febbraio 2012 13:16)

 
Vedetta Messianica

 

CIAO! CIAO! IMPERATORE!

Costantino e la sua influenza spirituale sul cristianesimo.

A volte la realtà presenta una complessità e una stratificazione che risponde con chiarezza ai piani e al controllo del Signore. Per questo motivo non è possibile attribuire ad un’ unica causa la spiegazione di fenomeni come l’antisemitismo o l’idolatria del potere nel cristianesimo o alcune forme di paganesimo che vediamo manifestarsi.

Altre volte l’enormità degli eventi e dei personaggi è tale da permetterci di individuare l’origine e il responsabile di certe deviazioni.

Se vi è un uomo cui è possibile attribuire la nascita del cristianesimo come religione separata dalle sue radici Bibliche ed Ebraiche, quest’uomo è certamente l’Imperatore Costantino, detto il grande, e persino il santo. Le decisioni da lui prese non solo costituirono una rifondazione del cristianesimo diverso da come era conosciuto nei primi tre secoli, ma hanno cambiato fondamento e principi della fede cristiana. Spirito e mentalità incisero tanto in profondità che la loro influenza continua ancora oggi e neppure la riforma protestante, che pure aveva preso le distanze da un cristianesimo coniugato col potere imperiale, riuscì a sradicare e a emendarsi da un’idea confusa tra regno dei cieli e regno della terra, politica e religione, clero e società.

Non staremo a raccontare la storia di Costantino, ma solamente ricordiamo alcuni fatti emblematici che hanno radicalmente cambiato la testimonianza della chiesa e dei cristiani e che sono ancora diffusi, e non solo nella chiesa cattolica, nella tradizione e nella pratica di molte chiese cristiane.

Di seguito il breve ma sostanziale elenco.

Ambiguità e ambizione della fede e conversione di Costantino.

Persecuzione e sostituzione del popolo d’Israele e dei suoi insegnamenti.

L’imperatore al posto di Cristo: identificazione e sostituzione del Capo della chiesa.

Antisemitismo e persecuzione d’Israele.

Abolizione e sostituzione del calendario biblico: Pasqua, Domenica e Natale.

Luoghi di culto e idolatria in terra d’Israele.

Convocazione dei concili e loro direzione.

Coniugazione del potere della chiesa col potere imperiale.

Credo niceno cosiddetto “apostolico” e concilii.

 

La storia di Costantino ci è raccontata con piglio apologetico da Eusebio di Cesarea, suo adulatore e ammiratore, l’uomo che ci ha tramandato il documento più attendibile nella sua Vita di Costantino, edito da Rizzoli, da cui trarremo alcune citazioni darVi quella viva impressione che le sue parole suscitano.

La questione principale che molti storici si sono posti è la sincerità della sua presunta conversione nel famoso sogno, in Hoc Signo Vinces, prima della battaglia di ponte Milvio.

L’ambiguità della sua conversione e testimonianza sta in due elementi principali, il primo di carattere storico e cioè che nonostante il suo dirsi cristiano avesse continuato i culti pagani e soprattutto avesse associato alla sua fede nel Cristo il culto del dio sole (sulle sue monete era riportato il simbolo del sol invictus, chiaro riferimento al culto del dio sole di origine babilonese) e del dio mitra. Il secondo è più di carattere psicologico- spirituale, e cioè l'aver rivestito la religione cristiana di una profonda ambizione, utilizzandola come strumento di potere. Dunque la coniugazione del credo interiore col ruolo di colui che maneggiava la spada e il potere trasformò il cristianesimo da religione del cuore e dell’interiorità a religione di Stato e di dominio degli uomini. Egli assunse i panni del Signore Sacerdote, ma soprattutto distribuì cariche nella chiesa e nell’amministrazione dello stato. Titoli ecclesiastici e titoli imperiali conturbarono la fede di molti uomini di chiesa e di sinceri cristiani. In questo senso il cristianesimo divenne una religione del potere, sintomo che ancora oggi si può vedere persino nelle chiese che si sono opposte al cesaropapismo cattolico. Oggi è facile vedere anche chiese e pastori che prendono autorità spirituale dallo Stato indossando fasce tricolori come ministri di culto, ricevendo dallo stato contributi economici, senza rendersi conto della commistione spirituale che ciò comporta.

Costantino fu il primo a intuire il potere di corruzione spirituale che c'era nel distribuire cariche ecclesiastiche e prebende ai vescovi e alle chiese. Con lui la pratica del cristianesimo diventa un teatro del potere personale, sia per i sacerdoti che per i funzionari, abbandonando definitivamente l’importanza della relazione spirituale parlata con Dio, come era dai tempi di Abrahamo e degli Apostoli.

L’attitudine di Costantino e dei suoi vescovi verso Israele svela la natura spirituale del suo cristianesimo non più biblico.

Nel XVIII capitolo del IV libro più sopra citato, a pag. 267, vi è la lettera-decreto in cui l’imperatore mette mano alla questione della pasqua ebraica e così si esprime: “ …la Santissima Pasqua…sembrò opportuno che tutti in ogni luogo la celebrassero lo stesso giorno. … In primo luogo parve inopportuno celebrare quella santissima festività seguendo la consuetudine dei giudei: gli scellerati che contaminarono le proprie mani con un empio delitto (la crocifissione) e di conseguenza resero cieche le loro menti. … per tanto che nulla vi sia in comune tra voi e la folla detestabile dei giudei.

dopo l’assassino del nostro Signore e Padre … arrivano persino a celebrare la pasqua due volte l’anno. … (pag. 273) …oltre al fatto che non debba sussistere nessuna comunanza con lo spergiuro dei giudei.”

Questa lettera, che era un ordine dell’imperatore in forza di un potere armato di spada,

costituisce l’esempio più raccapricciante della cancellazione e la sostituzione degli ordinamenti che il Signore aveva dato sul Sinai a Mosè con l’istituzione della Pasqua biblica, e contestualmente

l’accusa di assassinio rivolto al popolo d’Israele (mentre i vangeli dichiarano che il Principe della Gloria fu ucciso dalle mani inique dei centurioni romani).

Il cambiamento della data della Pasqua, e conseguentemente l’abolizione e sostituzione del calendario biblico ( vedi Levitico 23) può sembrare un piccolo dettaglio, ma se consideriamo che la celebrazione della Cena che Gesù consumò con gli apostoli costituisce il doppio registro della salvezza di Israele dall’Egitto nonché il comandamento che celebra il sacrificio di Gesù, il cambiamento della Pasqua equivale al cambiamento dell’atto fondamentale costitutivo della fede del Cristiano e cioè il Sacrificio supremo in virtù del quale ogni uomo che lo creda riceve perdono e riconciliazione con Dio. La celebrazione Pasquale che Gesù consumò con i discepoli era una dichiarazione di salvezza rivolta prima ad Israele e poi a tutti i popoli. Escludere Israele dalla Pasqua e vietare ai cristiani di celebrare la Pessach ebraica, come la chiesa aveva fatto fino a Costantino, voleva dire cambiare la natura del Sacrificio del Signore che da quel momento in poi assumerà i caratteri di un culto magico non più ricollegabile alla Salvezza. In tutti i secoli successivi fino ad oggi il tempo della cosiddetta Pasqua cristiana è stato quello in cui è stato versato più sangue ebraico. L’imperatore è quello che decreta la separazione dei cristiani dal popolo d’Israele con due gravi conseguenze: l’ignoranza biblica e l’antisemitismo cristiano.

Corollari del cambiamento della data e celebrazione della Pasqua biblica furono l’istituzione della domenica come giorno del riposo, non dedicato al Signore come erroneamente molti cristiani credono, ma dedicata al dio sole. Chiaramente la chiesa degli Atti degli Apostoli si riuniva anche di domenica, dopo aver osservato il Sabato, per festeggiare la resurrezione del Signore. Ma il decreto di Costantino di istituire la domenica e abolire il sabato costituiva un atto di Polizia di natura politica, non un’obbedienza di fede. E’ come se il governo dell’Europa emanasse una legge che istituisse come giorno di riposo il mercoledì e non più la domenica e ci imponesse di osservarlo.

Rimarremmo tutti scandalizzati!

Per completare l’opera istituì il Natale il 25 dicembre, esattamente nel giorno in cui i pagani festeggiavano il dio sole, cioè nel solstizio d’inverno. Non vogliamo entrare nel dettaglio di queste notizie storiche, ma solo considerarne il traviamento spirituale che continua ancora oggi.

Dunque l’imperatore assunse il potere che spettava solo al Dio d’Israele, e cioè decretò gli ordinamenti temporali e di culto, sostituendo le istruzioni date da Dio a Mosè sul Sinai e che, ripetiamo fino alla noia, erano seguite dalla Chiesa degli Atti degli apostoli.

Dunque l’imperatore si fa Dio e promulga delle leggi che non sono solo temporali ma spirituali e segnatamente abolisce il giorno del Sabato, istituisce il culto idolatra del dio sole fissando una data per il natale e cambia il calendario pasquale, che altro non era se non il tempo dell’adempimento del sacrificio dell’agnello.

Ancora oggi molti cristiani non sono consapevoli dell’influenza spirituale di riunirsi nel giorno decretato dall’imperatore e peggio ancora festeggiano il culto pagano del natale. Come è possibile che questo non susciti un santo sdegno?

Il primo atto di idolatria avviene nella dimensione del tempo biblico, cambiandolo, il secondo avviene nella dimensione dello spazio.

Costantino con la compiacenza di sua madre Elena, invade la terra d’Israele, gia devastata dai suoi predecessori, particolarmente Tito e Adriano, e “ converte” i luoghi d’Israele.

Il Signore aveva ordinato a Salomone di costruire il Tempio nella città scelta come residenza del Suo Santo Nome, che intanto era stato distrutto da Tito e consacrato ad Elia Capitolina da Adriano. Costantino fa di peggio: costruisce basiliche e monumenti idolatri col simulacro dei racconti cristiani, statue e culti pagani rivestiti di cristianesimo.

La basilica di Betlehem, sulla Grotta della nascita di Gesù, e la basilica del cosiddetto santo sepolcro sul supposto luogo del golgota ( in seguito gli archeologi documenteranno che quello non eraè il golgota), corredate di tutte le idolatrie che la fantasia può scatenare, sono il massimo esempio di un culto, proibito dalle scritture,che possiamo visionare ancora ai giorni nostri. Scrivendo a Macario vescovo di Gerusalemme dice: “ ciò che è in cima ai miei pensieri è di ornare

con belle costruzioni quel luogo santo”. Marmi e soldi affluiscono in terra d’Israele corrompendo vescovi e fedeli che ancora oggi si inginocchiano davanti a quelle pietre.

La terra d’Israele, su cui il Signore aveva vietato di alzare culti pagani e dove molti re d’Israele avevano lottato contro l’infedeltà del popolo, viene coperta da una crosta di monumenti che ancora oggi sono al centro di contenziosi tra lo Stato d’Israele e le chiese storiche che custodiscono quegli altari paganeggianti, che fruttano molto turismo religioso.

L’atto più ardito è l’idea di dettare alla chiesa direttamente le sue dottrine attraverso le dottrine scaturite dai concili. Da qui l’origine del cosiddetto credo apostolico noto come simbolo niceno.

Fino a quel tempo la testimonianza nel Messia d’Israele seguiva i canoni ebraici anche nella forma dei rapporti fra insegnanti e fedeli. Nulla era citato e considerato che non venisse dalle Scritture Ebraiche ispirate, cioè dalla Parola che il Signore aveva dato ai profeti d’Israele, che era il primo destinatario e messaggero. I padri e i maestri si limitavano alle interpretazioni che a maggioranza venivano approvate catalogate e tramandate. Ciò permetteva un dialogo e un’ammissione di interpretazioni, anche diverse tra loro, che si componevano come tessere di un mosaico.

Le scritture erano opera di Dio ed erano la fonte intoccabile, le interpretazioni costituivano il lavoro dei maestri e mostravano le diverse ricchezze del testo.

Col concilio di Nicea tutto cambiò. Si decise di accantonare la lingua ebraica e il testo rivelato fu sostituito da concetti di filosofia in lingua greca. Inoltre si stabilì esservi una sola dottrina ufficiale e tutte le altre vennero escluse in quanto eretiche. Quello che più sbalordisce è che un neofita cristiano appena convertito, che di mestiere faceva l’Imperatore, convochi un Concilio e lo presieda non solo determinando la dottrina ma promulgandola come legge dello stato. Quindi la questione non è tanto il contenuto delle dottrine, ma piuttosto che le lettere dell’imperatore la impongano con i caratteri della forza del potere. Un conto è il frutto di uno studio tra cultori della Bibbia, un altro è l' imposizione imperiale!

Pag. 253 “ fu così che …convocò un concilio ecumenico invitando i vescovi ad affrettarsi e a darsi convegno da ogni luogo della terra… concedendo l’uso della pubblica posta”.

Trecentoventotto vescovi di tutte le nazioni del Mediterraneo e dell’Asia minore, che durante la persecuzione di Decio e Diocleziano avevano affrontato anche il martirio, si videro invitati su autoblu e alberghi a cinque stelle, al banchetto dell’Imperatore. Fu messa a loro disposizione la rete delle poste e i cavalli dell’impero.

Pag. 255 “Si riunì il fiore dei ministri di Dio di tutte le chiese che si trovavano in Europa intera, in Libia, e in Asia.

Pag. 257 “ L’imperatore aveva dato disposizione che ogni giorno fosse fornito cibo in abbondanza a tutti costoro”.

.. Quando l’intero concilio ebbe preso posto si creò un generale silenzio in attesa dell’imperatore… egli passò in mezzo come un celeste angelo del Signore.”

Pag. 265 “ Per questo motivo si svolgevano festeggiamenti pubblici in tutte le altre province

E l’imperatore stesso offrì un banchetto ai ministri di Dio, era come se …celebrasse attraverso di loro una splendida cerimonia sacra in onore di Dio”

Più chiaro di così!!! Aveva preso il posto di Gesù durante la celebrazione della Pasqua, cioè della Santa Cena! Non si trattava più di un pranzo ma di una messa di cui egli era il sacerdote e il capo della chiesa, e i vescovi giocavano il ruolo degli apostoli e dei fedeli.

In Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado Augias (ed. Rizzoli) a pag. 183 il Prof. Caccitti dice: “Il martirio era spesso simboleggiato dal convito celeste, in cui Cristo stesso avrebbe dispensato cibo ai suoi ospiti. …L’imperatore era convinto di essere il vicario imperiale di Cristo”.

Un potente della terra usa la religione per ingrandire il suo potere e addirittura prende il posto dell’unico Dio, ne detta e determina le dottrine ed esegue le scomuniche.

Sappiamo che gli argomenti del concilio di Nicea riguardavano la cosiddetta eresia di Ario, ma in realtà questo era il tema secondario. Il tema principale era un nuovo dio, una nuova città, un nuovo popolo, un nuovo regno mimetico col potere e la religione di Roma; la fondazione di una seconda Roma, chiamata Costantinopoli dal nome del suo dio: Costantino. L’idolatria di un essere vivente era completa e in fondo non era diversa da quella di Augusto, che per primo si fece chiamare figlio di dio. Soprattutto esclusione e sostituzione di Israele e delle sue Scritture come popolo della promessa, della rivelazione. Due secoli dopo un altro imperatore da Costantinopoli, Giustiniano proibirà ufficialmente le scritture Ebraiche e imporrà la lingua greca alle sinagoghe.

Cambiano gli imperatori, ma gli spiriti sono gli stessi.

Come è stato possibile che tutto ciò abbagliasse gli occhi di uomini, che pure avevano dato prova di testimonianza nella fede del Messia d’Israele? Fascinazione del potere che ora non era più potere imperiale, ma potere della chiesa!

Il Concilio di Nicea si concluse con un credo ufficiale. E' tuttora recitato nelle chiese storiche, e affascina anche affascina migliaia di pastori evangelici, inconsapevoli del veleno idolatra di cui è intriso.

Molti pastori si sentono sicuri sul credo Niceno, cosiddetto apostolico, che non c’entra niente con i veri Apostoli, ma solo con gli apostoli di Costantino.

Da quel momento viene inaugurata la lunga stagione dei credo e delle dichiarazioni di fede di cui neanche il protestantesimo e tutte le congregazioni che si dichiarano chiesa possono più fare a meno.

Mentre il credo del Signore Gesù e degli Apostoli era lo Shemà Israel (Ascolta Israele), da ora in poi venivano snocciolate frasi prese dalla filosofia greca e vagamente riconducibili alle scritture ebraiche. E soprattutto con un credo in mano è semplice dichiarare eretico chiunque la pensi in un altro modo. Dunque il credo è la base di un potere fondato sul giudizio dell’altro. L’esatto contrario di quello che il Sommo Maestro aveva raccomandato: “Non giudicate e non sarete giudicati”. Da quel momento in poi la fede giudeo cristiana non sarà più la stessa e nonostante cinque secoli di cultura protestante e riformata, innumerevoli movimenti di risveglio evangelico, restano forti i segni di un potere sacerdotale e di un ordinamento ecclesiastico separati da Israele.

Pag. 413 “ Quando ebbe piena consapevolezza dell’approssimarsi della morte, capì che era giunto per lui il momento … ( di prendere) il salvifico battesimo. …Fece collocare esattamente nel centro la propria tomba su ciascun lato della quale erano disposti sei dei monumenti dedicati agli apostoli”.

Perché non vi fossero equivoci, anche da morto, si mise al centro degli apostoli, come Cristo, nella basilica che fece costruire a Costantinopoli.

Ancora oggi nelle chiese si recita e si fa fede del credo di un uomo che non aveva mai preso il battesimo se non in punto di morte. Che dire?

Quando si tratta di Israele coliamo il moscerino, ma quando si parla di cristianesimo ingoiamo cammello e imperatore.

Oggi abbiamo il privilegio di dire ciao ciao all’imperatore e alla sua religione, e ritornare alla fonte delle scritture, alla radice dell’olivo!

 

J. M.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 27 Gennaio 2012 13:26)

 

La chiave di Davide, la chiesa e Gesù.

 

Nell’Evangelo di Matteo, cap 16 vv. 18-19, vi è un’affermazione capitale per il Cristianesimo.

Gesù parla della “Mia Chiesa” e subito dopo delle chiavi del Regno.

La domanda sorge spontanea: di quale Chiesa stava parlando e a quale entità si riferiva il Signore? E se dobbiamo credere che parlasse della chiesa cristiana, (nelle sue varianti storiche), perché parla del regno e di una chiave? Che porta e quale edificio apre questa chiave?

Qualche ragionevole informazione ci aiuterà.

Il vangelo di Matteo è unanimemente considerato dagli studiosi il vangelo per gli Ebrei. Dalle genealogie all’annuncio del regno, è a loro indirizzato con un linguaggio comprensibile per Israele.

Inoltre oggi, dopo studi esegetici accurati, abbiamo la certezza che il testo originale sia in ebraico (molti testi andarono distrutti a causa della persecuzione greco-romana), ma conserviamo solo la copia in lingua greca.

Solo due volte è menzionata la parola Chiesa nei vangeli ( Matteo 16:18 e 18:17) e tutte e due le volte nello stesso vangelo di Matteo. Inoltre Paolo nelle epistole tratta il tema della chiesa.

La domanda è perché il Signore Gesù introduce qui il tema della chiave.

Abbiamo imparato che tutto quello che il Signore diceva lo diceva citando i profeti, perché solo così si identificava perfettamente con la preordinazione del Padre, che aveva fatto conoscere la Sua Volontà per bocca dei profeti, e poteva essere identificato come Messia. Infatti molte volte nei vangeli troviamo l’affermazione “ affinché si adempisse la scrittura che diceva…”

Allora vediamo che nella citazione di Matteo il Signore si riferisce all’annuncio di Isaia cap.22 v. 22: “ Metterà sulla Sua spalla la chiave della casa di Davide; Egli aprirà e nessuno chiuderà. Egli chiuderà e nessuno aprirà.”

Vogliamo esplicitare subito il punto: la casa di Davide è un esplicito e diretto riferimento alla dinastia Davidica, cioè all’instaurazione storica e ancor più profetica del Regno d’Israele come premessa al Regno dei Cieli.

Il secondo significato per casa di Davide indica esplicitamente il tempio all’Iddio Unico, che è stata la massima aspirazione di Davide fino alla fine dei suoi giorni e che verrà realizzato solo da suo Figlio Salomone.

Dunque quando il Signore Gesù si rivolge a Pietro dicendo : “ ti darò le chiavi del regno”, inequivocabilmente non sta parlando di un aleatorio regno futuro, ma sta parlando della promessa fatta a Davide di un messia-Re discendente dal suo casato (vedi salmo 110), e il culto a Dio è riferito alla restaurazione dell’unico tempio che Dio aveva autorizzato fin dalla prescrizione del Tabernacolo fatta a Mosè, e il cui cimelio Davide si portava ancora dietro ( II Samuele cap. 6 e seguenti).

Dunque possiamo affermare che per il Signore Gesù “Chiesa” era l’adunanza d’Israele, cioè tutto il Popolo che aveva goduto storicamente delle benedizioni del Regno di Davide, e più ancora il Popolo del Culto che aveva come riferimento e realizzazione la casa di Davide e il tempio di Gerusalemme. Possiamo senz’altro dire che la chiesa è l’Israele riunito e restaurato che ritrova il Suo Messia.

Dunque la chiesa è il popolo che si ritrova nel Culto del Dio-Salvatore promesso.

E’ questa la parola che il Signore rivolge a Pietro rappresentandogli la Chiesa d’Israele che finalmente realizza il sogno Davidico del Messia che porta pace e salvezza al Suo popolo. Questo aveva annunciato il profeta Isaia .

Sappiamo dalla storia che queste chiavi del regno dei cieli sono finite a ornare uno stemma pontificio, a rappresentare la chiesa come entità nuova con l’esclusione di Israele.

Ma noi affermiamo, con certezza di Scrittura, che il Signore Gesù qui dichiarava che la Sua chiesa era quella cui era stata promessa la chiave di Davide che è segno di un regno messianico la cui pace e prosperità avrebbe dato ricovero e salvezza a tutti i credenti dalle nazioni. Non un regno autosufficiente e separato, come a volte una certa teologia rabbinica intende, ma la realizzazione di un Regno di pace e amore per tutti gli stanchi e disperati della terra che vi avrebbero trovato rifugio.

Tutto il vangelo di Matteo è un annuncio del regno in molte parabole, al cui centro vi è il tempio di Gerusalemme e il regnante figlio di Davide coronato dall’assemblea d’Israele, cui si aggiungono tutti i gentili che lo riconoscono come Signore e Salvatore. Questa era la confessione di fede del romano Cornelio (Atti 10), che Pietro incontrerà per primo. Questa è la fondazione di una nuova Israele quando il Signore Gesù parla della Sua Chiesa.

Dunque la chiesa non può essere Chiesa se non porta la promessa della chiave di Davide e del radunamento del popolo di Davide e di Gesù.

Sappiamo che invece questo termine, anche nella versione storica del Protestantesimo e dell’Evangelismo, ha finito col connotare un soggetto nuovo e un popolo nuovo esattamente con l’esclusione del popolo cui era stata promessa.

Dunque crediamo che non vi è Chiesa se non vi è una chiara visione che si tratta della casa, del regno e del popolo di Davide. Troviamo una magnifica conferma in atti 15:16 dove l’Apostolo Giacomo parla del rialzamento del Tabernacolo di Davide come restaurazione del culto del tempio e del Regno messianico, ancora una volta secondo la parola che il Signore aveva affidata al Profeta Amos.

Siamo contenti in questi giorni perchè il Signore fa uscire dalla storia il termine chiesa inteso come soggetto gentile escludente Israele.

Secondo le citazioni di Matteo possiamo comprendere ora l’importanza che il Signore Gesù attribuiva agli ordinamenti del Padre e specificamente al significato simbolico e cultuale del tempio di Gerusalemme. In Giovanni al cap. 2 il Signore con veemenza si arma di una sferza di cordicelle, non per abolire il tempio ma per purificarlo. Una interpretazione antiprofetica ci aveva fatto credere che il Signore volesse distruggere il tempio per edificarne uno spirituale. Invece Lui pagò l’opposizione al potere sacerdotale e politico, corrotto, per adempiere a quello che il Padre aveva promesso e indicato sul Sinai.

In Giovanni 10.22 troviamo Gesù alla festa della dedicazione del tempio.

Quest’anno dal 20 dicembre, ricorre la festa di Channukkà, cioè la festa del ricordo della vittoria dei Maccabei contro la oppressione dei Greci. Questa è la festa delle luci, dell’accensione del Candelabro, detta anche della Dedicazione del Tempio.

Qui abbiamo una lezione sorprendente dal Signore perché non solo celebrava le festività prescritte a Mosè (Pessach-Pasqua, Shavuot –Pentecoste, Succot-Tabernacoli Levitico 23), ma si recava a Gerusalemme per la ricorrenza di una festa storica. Appunto la festa della Dedicazione del tempio, dell’accensione del candelabro. Dunque abbiamo la conferma della partecipazione alla vita reale del popolo d’Israele alle sue sofferenze e alle sue guerre contro i popoli invasori. Il che in quel tempo era una chiara presa di posizione contro la dominazione romana.

La partecipazione del Signore alla Festa della Dedicazione ci libera da una millenaria interpretazione cristiana di una missione di Gesù di tipo spirituale-virtuale, completamente separata dalla quotidianità e dalla sofferenza del Popolo d’Israele, dalla lotta di Israele di restare fedele a Dio.

La casa di Davide, soprattutto quella profetica e futura, è proprio la chiave d’interpretazione della centralità della Chiesa d’Israele, del Regno, del culto e della missione del Signore. Non un regno alieno e una chiesa virtuale, ma una collocazione nella prossimità del cuore e della salvezza d’Israele, per Israele e per tutte le genti.

Ecco perché Egli non parlava di un regno astratto ma lo collocava nelle sofferenze e nella liberazione del suo popolo, e poi per tutti popoli e per tutte le epoche.

La conferma profetica del tema della chiave della casa di Davide la troviamo nelle parole dell’Evangelista Giovanni alla chiesa di Filadelfia (Apocalisse 3:7).Sul fondamento della citazione di Isaia e di Matteo, l’apostolo Giovanni dice: “ Queste cose dice il Santo il Verace, colui che ha la chiave di Davide… a chi vince io gli farò una colonna nel tempio del mio Dio… e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo”. Non una Gerusalemme che rimane in cielo, ma la realizzazione di un regno e di un culto reale e vivente, che si svolge nel cuore del popolo d’Israele, cioè la chiesa.

Le promesse per i credenti di Filadelfia si adempiono nell’adempimento di un Regno e di un tempio che è quello della chiave della casa di Davide.

Sono molto grato al Signore di essere nato e cresciuto in una chiesa evangelica, ricevendo la grazia e il privilegio dell’importanza fondamentale della Parola di Dio, ma sono ancora più grato perché il Signore dice “La Mia Chiesa”. Oggi la Sua chiesa è quella che adempie la promessa della restaurazione della terra e del popolo del Figliuolo di Davide. La chiesa formata dal rimanente fedele d’Israele e dai gentili che vi si sono associati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Articoli - Vedetta Messianica

Il ruolo dei gentili nel movimento messianico

 

Il Movimento Messianico è una rivitalizzazione dell’etnicità ebraica, come pure certi aspetti del Giudaismo del primo secolo, fondati sulla fede che Yeshua (Gesù di Nazareth) è il Messia promesso ad Israele. Il movimento comprende sia Ebrei (veri e propri) sia non-ebrei; esso sostiene che l’osservanza della Torah (la Legge di Mosè) è normativa per gli Ebrei Messianici. Le congregazioni Messianiche comprendono anche dei partecipanti non-ebrei (Gentili). In molti casi, il ruolo dei Gentili nelle congregazioni messianiche e in generale nel Movimento Messianico, non è chiaro. Con questo l’autore, Bruce Stokes, cerca di fare chiarezza sul ruolo che i Gentili potrebbero avere nel Movimento Messianico.

I tipi di coinvolgimento dei Gentili partecipanti alle congregazioni messianiche rientrano in parecchie categorie, così descritte:

1. Alcuni Gentili sono quelli che abbiamo chiamato “Ebrei mancati”. Questi Gentili sono giunti alla conclusione che Dio li ha “chiamati” per essere Ebrei. Spesso indossano la kippa e sono talvolta restii ad essere completamente onesti nella loro origine di identità Gentile.

2. Un secondo gruppo comprende dei Gentili che vedono attraente l’etnicità ebraica e trovano significato ed adempimento nello stile messianico di culto. Copiando l’etnicità ebraica, questi Gentili cercano di mostrare il loro amore al popolo ebraico e le radici ebraiche del Cristianesimo.

3. Un terzo gruppo di Gentili è giunto alla convinzione che la Torah sia ugualmente impegnativa sia per gli Ebrei che per i Gentili. Il risultato è la perdita di distinzione tra Ebrei e Gentili.

4. Un quarto gruppo è formato da Gentili che sono sposati con donne ebree. Questi Gentili s’impegnano in alcune forme di osservanza della Torah e in pratiche ebraiche nel tentativo di allevare i propri figli in una casa che rifletta l’eredità ebraica nei bambini.

5. Infine, ci sono Gentili che si sono unito al Movimento Messianico col desiderio di predicare la fede in Yeshua agli Ebrei in modo contestuale.

Il problema del Movimento Messianico riguardo all’osservanza della Torah viene complicato

dalla presenza di questi gruppi Gentili nelle congregazioni. Questo problema rende alle comunità ebraiche non messianiche un’immagine del movimento con pochi veri ebrei.

Ebrei e Gentili nelle comunità del primo secolo.

I discepoli originari di Yeshua erano ebrei. Lo erano per nascita e per religione. La loro fede che Yeshua fosse il Messia non li allontanò dall’osservanza della Torah. Modificò, tuttavia, il loro modo di osservarla in alcune situazioni.

In breve tempo vennero inclusi nel Corpo del Messia dei Gentili chiamati “timorati di Dio”. Il libro di Atti spiega come, mentre la fede si espandeva nell’ambiente Gentile, alcuni tra i credenti ebrei cominciarono ad insegnare che loro dovessero divenire ebrei per poter essere salvati. Gli Apostoli e la congregazione di Gerusalemme discussero questo argomento e decisero che questi Gentili non credenti non necessitavano di divenire ebrei per essere salvati. Ma su di essi venne imposta l’osservanza di alcune parti della Torah, precisamente l’astensione dagli oggetti identificati come idoli, la fornicazione, le carni strangolate ed il sangue (Atti 15).

Un Signore, una Fede, due espressioni.

Nella breve storia dei due gruppi (Ebrei e Gentili) che vivevano nell’unità dello Spirito, si arrivò ad una divisione che le congregazioni del primo secolo non avrebbero potuto immaginare. Mentre gli Ebrei Messianici venivano man mano allontanati dai loro fratelli ebrei, a causa degli avvenimenti teologici e storici, anch’essi cominciarono ad essere superati nel numero nelle chiese dalla loro controparte Gentile. Mentre il Cristianesimo primitivo dava luce al Cristianesimo Romano, il posto degli Ebrei e delle cose ebraiche (compresa l’osservanza della Torah) diventarono sempre meno importanti. Il risultato fu la perdita dei ruoli distinti di Ebrei e Gentili nel Corpo del Messia. Questo condusse ad una chiesa cristiana storica in cui gli Ebrei, per poter credere nel Messia, dovevano abbandonare sia l’etnicità (discendenza) che l’osservanza della Torah (religione). Mentre la chiesa entrava negli anni bui, rimase ben poco delle radici ebraiche del Cristianesimo originale.

Un barlume di speranza

Con la riforma, ci fu un barlume di speranza, quando Martin Lutero realizzò lo scopo di Dio di mettere gli Ebrei come Ebrei ed i Gentili come Gentili, in una comunione di fede Messianica. Il suo sforzo di aprire un dialogo con la comunità ebraica fu incomprensibilmente rifiutato. La sua successiva indignazione verso gli Ebrei da quel momento in poi affermò l’impossibilità che Ebrei e Gentili non avrebbero trovato l’unità nel Messia per parecchi secoli.

Nel 1800, il moderno Movimento Ebreo-Cristiano lentamente cercò di restaurare l’identità ebraica nei giudeocristiani, ed annunciare di nuovo un Vangelo ebraico agli Ebrei. Questo movimento diede la luce e l’opportunità al corrente movimento Messianico con la sua enfasi nelle congregazioni.

Il compito attuale

Oggi gli Ebrei messianici lottano con l’argomento di come esprimere la loro religione. Sono Israeliti? Si identificano con Israele per mezzo dell’osservanza dei patti della Torah? Come osservano la Torah? Fino a che punto la storia del Giudaismo Rabbinico influenza questa osservanza? E come partecipavano a questo processo i primi credenti Gentili e Messianici, senza confondere i problemi? Come possono i cinque gruppi di Gentili credenti avere un ruolo produttivo nel movimento Messianico?

Il libro di Efesini dichiara che Dio ha reso Ebrei e Gentili un Uomo Nuovo nel Messia. Questo non è né Ebreo né Gentile. Bisogna capire questo. L’errore più grande che deve essere evitato è di trasformare Ebrei in Gentili e Gentili in Ebrei. Ebrei e Gentili devono restare autentici nella loro identità, altrimenti l'unità’ del Corpo del Messia non si potrà vedere. Il Corpo del Messia deve mostrare un’unità di Ebrei e Gentili uniti da un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Il ruolo dei Gentili

I credenti Gentili sono stati innestati nella radice di Israele. Essi non sono più degli estranei o degli stranieri, ma concittadini con i santi (Efe. 2:19). Ma non sono Ebrei. Paolo da una chiara e significativa linea guida quando dice che quelli chiamati nella circoncisione non cerchino di essere incirconcisi, e quelli chiamati nell’incirconcisione non diventino circoncisi (1 Cor. 7:18). I Gentili hanno nel movimento almeno due ruoli biblici da svolgere nel Corpo del Messia; uno è di identificarsi con Israele, l’altro di provocare ad invidia l’Israele non credente.

Identificarsi con Israele

Il ruolo primario dei credenti Gentili nel Corpo del Messia è di identificarsi con Israele. Identificarsi con Israele è diverso che identificarsi in Israele. In quanto Gentili, i nostri sforzi devono mostrare che siamo stati portati in una relazione con il Dio di Abrahamo, senza sostituire Israele. Ma qui c’è un pericolo. Se i Gentili perdono la loro identità e diventano imitatori degli ebrei, o se le differenze vengono nascoste, lo scopo per il corpo di essere composta sia di Ebrei che di Gentili in un solo Uomo Nuovo, sarà perduto.

Provocare Israele

Il secondo ruolo importante per i credenti Gentili è di provocare ad invidia l’Israele non credente. Infatti, questo ruolo viene usato come spiegazione del motivo per cui Dio portò i Gentili alla salvezza (Rom. 11:11). Questo ruolo comprende un’autenticità nell’ubbidienza ai comandamenti di Dio che renderà invidioso l’Israele non credente, perché esso non partecipa a ciò che è di suo diritto. Troppo spesso i cristiani e i Gentili messianici provocano Israele all’apatia (non essendoci significato in ciò che essi fanno) o all’ira (predicando la teologia della sostituzione o comportandosi come ebrei). Il ruolo del credente Gentile nel corpo deve includere un’attrattiva nell’ubbidienza che provochi gli ebrei non credenti ad invidiarlo. Perciò, credo che possiamo adempiere al meglio a questo ruolo per mezzo dell’osservanza della Torah che è conforme ai comandamenti della Torah ma è distinta per quanto riguarda Ebrei e Gentili.

Ad esempio, il concilio di Gerusalemme di Atti 15 chiarisce che i Gentili devono astenersi dal sangue. Questo comandamento non era una facoltà per i Gentili, era un elemento essenziale. Come Gentile, quando osservo questo comandamento alla presenza di ebrei non credenti, o discuto la mia osservanza alla loro presenza, vengo spesso impegnato in conversazioni riguardo il Giudaismo, il Messia ed altri argomenti correlati.

Un altro esempio è lo Shabbat. A casa nostra, celebriamo lo Shabbat in maniera simile, ma non identica, alle tradizioni del giudaismo. Tutti i comandamenti della Torah e gli elementi del giudaismo sono presenti, ma la forma è diversa. I nostri vicini ebrei che sanno della nostra osservanza, talvolta esprimono il desiderio di avere ciò che è di loro diritto. Essi vedono l’autenticità in ciò che facciamo che ricorda loro degli Shabbat della loro fanciullezza a casa. Ci viene spesso chiesto perché osserviamo lo Shabbat. Rispondiamo col testo di Isaia 56:6-8, che parla dei Gentili che osservano lo Shabbat.

I credenti Ebrei e Gentili devono lavorare insieme per proteggere le nostre identità separate, mentre diventiamo un Uomo Nuovo nel Corpo del Messia.

Un ruolo aggiuntivo

Su di noi incombe un ruolo aggiuntivo a causa della attuale mancanza di comprensione messianica all’interno delle chiese. I Gentili messianici devono rendere il movimento comprensibile ai cristiani che non hanno idea delle radici ebraiche della loro fede. Se i credenti Gentili vengono assorbiti nel movimento e perdono la loro distinzione di origine Gentile, la chiesa, come anche l’Israele non credente, ci ignorerà o sarà irritata. C’è un grande bisogno di Gentili credenti autentici che si identifichino con gli Ebrei Messianici ed assistano il residuo di Israele nel suo essere una luce per le nazioni.

Prepararsi a partire

Allora cosa dobbiamo fare? Credo che il primo passo sia un riconoscimento che Ebrei e Gentili hanno ciascuno un ruolo da svolgere nel Corpo del Messia e nel Movimento Messianico. I ruoli sono distinti come noi siamo distinti. Abbiamo bisogno di autentici credenti Ebrei che osservano la Torah in un modo che adempia il loro ruolo di identificazione come Israele e di essere una luce per le nazioni Gentili. Abbiamo anche bisogno di Gentili autentici che comprendano il loro ruolo distinto di identificazione con Israele e come provocare ad invidia l’Israele non credente.

Dobbiamo anche rivolgerci ai gruppi di Gentili che già partecipano al movimento e che cadono nelle cinque categorie di coinvolgimento descritte all’inizio. Come cresceranno dall’attuale partecipazione al ruolo che viene qui descritto?

Il problema degli “ebrei mancati” deve essere affrontato con sensibilità e candore. Mentre potrebbe essere il gruppo più piccolo, è quello che ha il più alto potenziale a provocare seri danni. Il problema è anche una cattiva interpretazione di ciò che significhi essere ebrei nel piano di Dio, o un conflitto di identità nella persona. Non è biblico che Dio chiami qualche Gentile ad essere un giudeocristiano.

Quei Gentili che gioiscono del gusto ebraico dell’adorazione messianica, devono stare attenti a non confondere l’etnicità con i comandamenti della Torah. La Torah invita gli Ebrei ad essere una luce per i Gentili. Questo si adempie con l’osservanza dei comandamenti della Torah. Non c’è niente di sbagliato con le danze ed i canti ebraici, ma questa non è l’essenza di ciò che Dio sta facendo nel far rivivere Giuda. Suggerirei di imparare quanto più possibile sull’espressione ebraica e richiamare l’attenzione del vostro studio su quei comandamenti della Torah che riguardano i credenti Gentili.

Per quelli che credono che i comandamenti di Dio siano identici per gli Ebrei ed i Gentili, il pericolo di giudaizzare diventa un vero problema. Questo gruppo deve trovare il modo di stabilire una forma di religiosità non ebraica che inglobi l’essenza dei comandamenti della Torah, senza semplicemente copiare tutto ciò che fanno gli Ebrei.

I Gentili sposati con un Ebreo messianico si trovano in una situazione che deve essere affrontata con grande cura. Nel caso di un uomo Gentile sposato con un’ebrea, è chiaro che mantenere l’identità dei figli è una meta significativa.

C’è anche un precedente biblico di una donna sposata con un uomo Ebreo che viene assorbita dalla comunità (Ruth). Mentre la conversione di questi individui è una possibilità, c’è il problema di essere accettati da parte della comunità ebraica. Senza riguardo alla disposizione della sposa di origine Gentile, se i figli sono allevati secondo un’autentica maniera osservante, la loro identità sarà criticata meno da loro stessi e dalla comunità ebraica in generale.

Per quelli che, come me, sono stati coinvolti nel movimento messianico a causa del desiderio di vedere un autentico Giudaismo Messianico che può essere presentato alla comunità ebraica con integrità, c’è il bisogno di essere informati del contenuto e dell’osservanza della Torah così che il Giudaismo Messianico venga incoraggiato a crescere nell’autentica osservanza. Abbiamo anche bisogno di continuare nell’ubbidienza ai comandamenti della Torah in un modo chiaramente biblico ma distinto da quello ebraico, così da identificarci con Israele ma non in Israele.

Inoltre, dobbiamo reintrodurre la base della Torah per il Nuovo Testamento tra i nostri fratelli Gentili così che essi possano abbracciare gli Ebrei Messianici osservanti come loro fratelli e muoversi verso quell’unità che Dio intendeva.

(Copyright Bruce Stokes 1996)


L'articolo è tratto dal Periodico dell’Associazione “Progetto HaEven”, via Gerolo, 3 – 24044 Dalmine (BG) e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Ultimo aggiornamento (Martedì 29 Novembre 2011 14:11)

 
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                                               TESORI NASCOSTI 

L'interpretazione giudeo-cristiana delle Scritture nel primo secolo

                                                                                   Joseph Shulam

Premessa dell'autore

La Bibbia è una collezione di letteratura antica. Fu scritta in un periodo di tempo di mille anni da autori diversi e in diverse circostanze. Naturalmente, se un così antico documento cade nelle mani di un qualsiasi lettore moderno, questi troverebbe difficile decifrarlo, leggerlo o capirlo. La scienza dell'ermeneutica si è sviluppata sia nella Cristianità che nell'Ebraismo proprio per comprendere la Bibbia. Il Nuovo Testamento fu scritto quasi esclusivamente da Giudei in un contesto Storico Giudaico, e riflette le idee e i concetti dei Giudei del Primo Secolo dopo Yeshua. Questo libro, sebbene sia un piccolo volume, è una collezione di articoli che, spero, vi aiuteranno a fare un passo di approfondimento nell' interpretazione della Bibbia e vi daranno gli strumenti per comprendere meglio la Parola di Dio, così come la intesero gli stessi scrittori. In un certo senso, questi sette capitoli sono una sintesi degli insegnamenti e dei seminari tenuti in ambienti laici negli ultimi anni. Il Rabbino Paolo stabilisce in II Timoteo 2:15 che dobbiamo tagliare rettamente la parola della verità. Cosa significa? Se traduco la dichiarazione di Paolo “tagliare rettamente la Parola della Verità” in parole povere, significa leggere la parola di Dio senza farne un’insalata con elementi estranei ad essa. Significa che dovremmo discernere la differenza tra la poesia e la narrativa nella Bibbia. Significa che dovremmo mettere il più possibile le cose nella loro prospettiva storica, e non produrre dottrine che dividono il corpo dei credenti basati su opinioni prive di fondamento. Significa che dovremmo discernere tra cose che sono eterne e cose che sono ad-hoc, solo per una specifica occasione. L’apostolo Paolo afferma nel Nuovo Testamento: “Qual è dunque il vantaggio del Giudeo? O qual è l’utilità della circoncisione? Grande per ogni maniera; prima di tutto, perchè a loro furono affidati gli oracoli di Dio” (Romani 3:1-2). Credo che  apprezzare il modo in cui i Giudei si sono rapportati alla Bibbia e l’hanno interpretata, tenendo conto del contesto storico e culturale in cui è stata scritta, aumenterà la vostra consapevolezza dei metodi che furono usati dagli autori delle Scritture. Molti di noi hanno letteralmente messo dei picchetti nelle proprie vite riguardo ciò che è scritturale. Specialmente in Israele, siamo stati emarginati, rigettati, perseguitati e calunniati. E rimane un’incombenza per noi capire veramente i precetti contenuti nelle Scritture e negli eventi che ci coinvolgono, dare una risposta della speranza che è in noi. Il rabbino Paolo studiava sotto il grande maestro Gamliel che era il nipote di Hillel. I primi principi di ermeneutica Giudaica (interpretazione Biblica) contenuti in questo libro, furono codificati da Rabbi Hillel. Le regole di interpretazione usate dagli scrittori del Nuovo Testamento sono le stesse regole usate da tutti gli interpreti Giudei della Torah e dei Profeti. Per questa precipua ragione, dovremmo fare uno sforzo speciale per capire queste regole e usarle, per meglio comprendere la Parola di Dio. L’attitudine dei Rabbini di fronte alla Torah (Legge di Mosè) e ai comandamenti è sempre messa in discussione sia da parte dei Giudei che da parte dei Cristiani. Come parte di questa premessa, mi piacerebbe presentarvi un interessante Midrash, che vi accompagnerà nel mondo dei Rabbini, mostrandovi lo spirito della Torah e l'unico modo sicuro di trattare le Scritture. Il Signore si stava chiedendo come sapere quale dei Suoi servi lo servisse per paura e quale di essi per amore. Ideò quindi un metodo per scoprirlo. Costruì una stanza quattro per quattro, di quattro metri quadri, con una sola piccola apertura di quattro per quattro spanne. E il Signore mise tutti i Suoi servi nella stanza. I servi che lo servivano per paura, si fermarono in questa stanza “4x4” e dissero: “Se il Signore ci avesse voluto far evadere da questa stanza non l’avrebbe costruita e non ci avrebbe messo dentro”. I servi che Lo amavano dissero: “Vogliamo scappare da questa stanza e unirci al Signore fuori, in grandi spazi aperti”. Comunque, l'apertura era troppo piccola ed essi dovettero infliggersi sofferenze e perdere molto peso per riuscire a passare attraverso quel buco, nella porta, e unirsi al Signore nei grandi spazi aperti. Essi amavano il Signore così tanto che non potevano stare chiusi in una stanza 4x4, pur sapendo che il Signore stesso l’aveva costruita e ve li aveva messi dentro. Volevano "fuggire" con forza e violenza da quella stanza 4x4, per unirsi al Signore che stava seduto sul Suo trono nell'immenso spazio aperto. Questo Midrash è molto interessante, per molti versi. La prima verità importante su questo Midrash è che esso è basato sul testo di Michea 2:12-13. "Io ti radunerò, o Giacobbe, ti radunerò tutto quanto! Certo io raccoglierò il resto d'Israele;io li farò venire assieme come pecore in un ovile; come un gregge in mezzo al pascolo; il luogo sarà pieno di gente. Chi farà la breccia salirà davanti a loro; essi faranno la breccia, passeranno per la porta e per essa usciranno; il loro re marcerà davanti a loro e il Signore sarà alla loro testa". L’uso della parola "colui che si fa breccia", "poretz" in Ebraico, che significa anche "uomo violento", ci porta alle parole di Yeshua nel Vangelo di Matteo 11:12, “Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono". Il Profeta Michea dice che Dio metterà Israele in un "ovile". Poi, chi "farà la breccia" andrà "fuori", e "il loro Re camminerà davanti a loro e il Signore sarà alla loro testa". L’intera storia del Midrash la ritroviamo nelle parole del Profeta Michea. Yeshua fa sua questa storia, descrivendo l’entrata nel regno di Dio come un atto forte, violento, di rottura, di entrata nel regno del Re, fuori dall’ovile. Qui dunque abbiamo un uso Rabbinico del testo di Michea, in forma di “parabola”, che spiega le parole del Profeta in relazione al Re, il Signore che cammina fuori dalle grandi moltitudini. Questo testo tratto dal Midrash Tana Debi Eliyahu è una buona dimostrazione di due temi principali:

1) Dio non è un legalista. Quelli che lo amano sono coloro che vogliono stare con Lui all’aria aperta, molto di più di quelli che vogliono stare sotto la protezione legale dei confini dei comandamenti della Torah.

2) È di maggiore importanza amare Dio piuttosto che essere nel recinto dell’halacha (sistema di leggi) della Torah.

    Lo studio su “come capire ed interpretare le Scritture" è una sfida per ogni serio studente delle Scritture. Questo libro è scritto per aiutare il lettore a capire e a tuffarsi nella parola di Yeshua e nei metodi di comprensione degli Oracoli di Dio del Primo Secolo. Possa il Signore rafforzare la vostra fede, comprensione, sapienza, ed il vostro coraggio, quando vi sforzate di conoscere il Signore in modo più profondo per servirLo in spirito e verità.

Joseph Baruch Shulam è nato in Bulgaria e nel 1948, quando aveva solo due anni, è immigrato con la famiglia in Israele. Ha frequentato l'Università Biblica e gli studi di Chimica presso la David Lipscomb University in Nashville (Stati Uniti). A Gerusalemme presso l'Università Ebraica si è laureato in Archeologia Biblica e Bibbia, ed ha frequentato la Yeshiva Rabbinica. Ha fondato il Netivyah Bible Instruction Ministry, una delle più antiche organizzazioni messianiche non-profit in

Israele. Guida la Roeh Israel Messianic Jewish Congregation a Gerusalemme. Oltre ad aver tenuto corsi e seminari in Germania, Finlandia, Corea, Giappone, Svezia, Egitto, Russia e in molti altri paesi, ha scritto importanti libri tra cui ricordiamo:Commentary on the Jewish Roots of the Book of Romans, Commentary on the Jewish Roots of the Book of Acts, Commentary on the Jewish Roots of the Book of Galatians.

 





Ultimo aggiornamento (Lunedì 22 Agosto 2011 19:34)

 

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