Restaurazione della Chiesa Primitiva
Nella storia e nell’immaginario di generazioni di credenti vi è un grande mito che ha ispirato e fatto sognare moltitudini di cristiani: l’idea della Chiesa primitiva, quella degli Atti degli Apostoli.
L’idea di una comunità di zelanti, di puri, che non aveva altro pensiero se non quello rivolto alle cose spirituali, tutto il tempo impegnata nella vita comune, nella preghiera e nello studio della Parola di Dio. Questo è stato il mito ideale di generazioni di cristiani. Una Chiesa talmente attratta dalle cose del cielo da praticare la comunione dei beni materiali, non più interessata alle cose di questo mondo. Nella storia, molti esperimenti di comunità sociali, dai conventi alle comuni, hanno tratto ispirazione da questo modello. L’idea dominante della Chiesa primitiva è stata quella di una creatura nuova, originale, fondante l'attuale Chiesa. Ogni risveglio evangelico, compreso quello pentecostale del secolo scorso, ha inteso ispirarsi alla chiesa primitiva come a una pietra di paragone. Scuole di teologi hanno dato corpo a iperboliche ipotesi che, aggiungendo la lettera maiuscola alla parola chiesa, ne hanno fatto un concetto teologico tanto imponente quanto lontano dal quel che è scritto. Di tutte le chiese citate nel Nuovo Testamento, la Chiesa dei Romani, la cui teologia si desume dalla relativa lettera, è stata certamente la più monumentale.
Ma qual è il fondamento di questo luogo comune? Da chi era costituita la Chiesa primitiva, da giudei o da gentili? La Chiesa di Gerusalemme, la comunità primitiva per antonomasia, era un’entità nuova ed originale oppure il compimento di una promessa? Viveva sull’esempio dell’assemblea d’Israele nel deserto, ma era comunque il seme di un germe nuovo.
Come pregava e insegnava la chiesa primitiva? Quale era la sua vita quotidiana, i suoi costumi, la sua base di fede e la sua pratica di culto?
Ma soprattutto la restaurazione della Chiesa primitiva è solo un fatto storico-culturale, oppure la sua organizzazione, il suo credo e il suo fondamento sono questioni che incidono sulla nostra fede e ne cambiano la natura?
Perché Paolo agli Efesini parla di stranieri ed avventizi che hanno bisogno di un “passaporto” per diventare concittadini dei Santi?
Non vi è alcun dubbio che la chiesa della Pentecoste era il frutto della promessa fatta da Dio sul Sinai a Mosè ( Shavuot), era esclusivamente costituita da giudei, inclusi quelli che giungevano a Gerusalemme dalla diaspora e non solo Mediterranea.
La Chiesa madre, così la chiama Paolo, è quella di Geusalemme che non solo seguiva fedelmente le osservanze della Torà di Mosè, ma soprattutto si recava al Tempio per pregare ed offrire sacrifici nei modi e nei tempi prescritti.
Il cristiano più semplice si rende perfettamente conto che la “ religione di Gesù” era il culto al Padre insegnato da Mosè, di cui il punto più alto era il riposo del Sabato. Il Signore Gesù si recava almeno tre volte l’anno a Gerusalemme per osservare le Feste di Dio. Ed è durante quelle feste che adempiva il Suo ministerio Glorioso. E così facevano e insegnavano gli apostoli.
Dunque, la pratica il culto e la fede della Chiesa degli Atti degli Apostoli era profondamente diversa da come poi si è configurata nei secoli e soprattutto di com’è oggi. L’apostolo Paolo si definiva un giudeo osservante e quando arrivò a Roma si presentò al consiglio dei rabbini delle 12 sinagoghe che vi erano nella capitale dell’impero. Dunque l’Apostolo dei gentili al termine della sua vita da missionario era un autorevole e riconosciuto rabbino ebreo in tutto osservante la legge. Diversamente la sua autorità non sarebbe stata riconosciuta. Tutte queste informazioni che ricaviamo esclusivamente dal Nuovo Testamento, oltre che essere comprovate da fonti storiche, non sono solamente dei dettagli, ma costituiscono sostanza della fede e fedeltà al modello della Chiesa lasciataci dagli Apostoli. Che cosa ha perduto in benedizione la chiesa di oggi perdendo il suo radicamento nella chiesa di Gerusalemme?
Il Signore ha detto che a chi è fedele nelle piccole cose gli saranno affidate quelle grandi.
Il nazismo che era riuscito a separare Gesù Ebreo dal suo popolo e creare un Cristo neopagano, aveva trovato il suo modello iconografico nel Cristo di Durer dai capelli biondi e dagli occhi azzurri. Ma i vari cristianesimi hanno disegnato modelli di chiese, teologie, dottrine e forme di culto derivanti dalla propria cultura di appartenenza. Sempre lontani dalla lettera e dallo spirito delle Scritture Ebraiche e della Chiesa primitiva. Il Vangelo del regno è radicato nella terra e tra il popolo d’Israele.
Dopo duemila anni il Signore si appresta a restaurare la Chiesa originale. Un nuovo movimento, quello messianico sta sorgendo. Vi è una moltitudine di credenti nelle chiese messianiche composte da giudei credenti in Gesù Messia d’Israele e gentili che, come il centurione Cornelio, vi si aggiungono. E’ la chiesa del sabato, erede del resto fedele d’Israele, che come la Chiesa degli Atti degli Apostoli, celebra le festività bibliche, diserta il paganesimo dei costumi della chiesa occidentale Costantiniana. Dunque l’orologio della profezia è tornato al Primo concilio di Nicea, dove una chiesa legata al potere imperiale imponeva la separazione dalla radice d’Israele, e la disobbedienza agli statuti del Sinai, che l’apostolo Giovanni chiama la grazia data per mezzo di Mosè. Non si tratta di un’operazione di archeologia Biblica per ritornare ad una religione originale, ma di prendere coscienza di quello che lo Spirito di Dio ci insegna, e cioè che l’Israele di Dio è la Chiesa e non che la Chiesa è Israele. Ritornare alla lode, all’adorazione e alle Sacre Letture Giudeo-Cristiane è un segno d’amore verso l’Iddio di Israele e il Messia Gesù, affinché possiamo adempiere al mandato di provocare a gelosia il popolo di Israele. Dunque non la riesumazione di un rituale, ma l’identificazione con il popolo da Dio scelto e amato, la condivisione del suo destino di salvezza, a gloria e benedizione di Colui che sta per venire e che regge nella Sua destra lo scettro di Shilo.
Oggi è possibile vedere, che non una nuova denominazione cristiana, ma il profumo del primo fiore d’Israele si effonde, come uno dei segni degli ultimi tempi. Come nella Chiesa degli Atti, lo zelo spirituale, la vita comunitaria, segni e manifestazioni miracolose sono l’annuncio di questa rinascita e il segno di una resurrezione. Non più giudei e gentili ma l’uomo nuovo di cui l’apostolo Paolo ci aveva parlato.
Nel tempo dell’assedio d’Israele e della tribolazione di Giacobbe, nel tempo dell’antisemitismo e dell’islam atomico contro la città di Dio, un nuovo germoglio, la chiesa messianica, sorge col suo annuncio di trionfo da Sion. Non la chiesa dei concili e delle confessioni teologiche che hanno fatto da spalla agli imperialismi e alle guerre, ma l’assemblea d’Israele nel deserto, sotto la nuvola e la colonna di fuoco, lontana dallo spirito delle nazioni. Non la chiesa delle cattedrali e dei nazionalismi, ma l’adunanza del deserto che avanza verso la Terra promessa. In un tempo di radunamento di tutto Israele sulla Terra promessa, assistiamo alla rinascita della Chiesa degli Apostoli con il cuore rivolto a Gerusalemme e lo sguardo verso il Tempio che scende dall’alto. Come una sposa adornata di splendide vesti che scende per essere coronata dallo sposo.
Oggi anche in Italia il Signore sta suscitando credenti che stanno tornando sul sentiero antico e alle benedizioni della chiesa degli Atti degli Apostoli, riunendosi di sabato, celebrando le feste bibliche e intercedendo per il Popolo riunito sulla Terra Promessa. Credenti desiderosi di imparare e unirsi alla chiesa di Gerusalemme.
Possa il Signore ispirarvi e benedirvi!
J. M.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 02 Marzo 2011 12:22)


