La chiave di Davide, la chiesa e Gesù.

 

Nell’Evangelo di Matteo, cap 16 vv. 18-19, vi è un’affermazione capitale per il Cristianesimo.

Gesù parla della “Mia Chiesa” e subito dopo delle chiavi del Regno.

La domanda sorge spontanea: di quale Chiesa stava parlando e a quale entità si riferiva il Signore? E se dobbiamo credere che parlasse della chiesa cristiana, (nelle sue varianti storiche), perché parla del regno e di una chiave? Che porta e quale edificio apre questa chiave?

Qualche ragionevole informazione ci aiuterà.

Il vangelo di Matteo è unanimemente considerato dagli studiosi il vangelo per gli Ebrei. Dalle genealogie all’annuncio del regno, è a loro indirizzato con un linguaggio comprensibile per Israele.

Inoltre oggi, dopo studi esegetici accurati, abbiamo la certezza che il testo originale sia in ebraico (molti testi andarono distrutti a causa della persecuzione greco-romana), ma conserviamo solo la copia in lingua greca.

Solo due volte è menzionata la parola Chiesa nei vangeli ( Matteo 16:18 e 18:17) e tutte e due le volte nello stesso vangelo di Matteo. Inoltre Paolo nelle epistole tratta il tema della chiesa.

La domanda è perché il Signore Gesù introduce qui il tema della chiave.

Abbiamo imparato che tutto quello che il Signore diceva lo diceva citando i profeti, perché solo così si identificava perfettamente con la preordinazione del Padre, che aveva fatto conoscere la Sua Volontà per bocca dei profeti, e poteva essere identificato come Messia. Infatti molte volte nei vangeli troviamo l’affermazione “ affinché si adempisse la scrittura che diceva…”

Allora vediamo che nella citazione di Matteo il Signore si riferisce all’annuncio di Isaia cap.22 v. 22: “ Metterà sulla Sua spalla la chiave della casa di Davide; Egli aprirà e nessuno chiuderà. Egli chiuderà e nessuno aprirà.”

Vogliamo esplicitare subito il punto: la casa di Davide è un esplicito e diretto riferimento alla dinastia Davidica, cioè all’instaurazione storica e ancor più profetica del Regno d’Israele come premessa al Regno dei Cieli.

Il secondo significato per casa di Davide indica esplicitamente il tempio all’Iddio Unico, che è stata la massima aspirazione di Davide fino alla fine dei suoi giorni e che verrà realizzato solo da suo Figlio Salomone.

Dunque quando il Signore Gesù si rivolge a Pietro dicendo : “ ti darò le chiavi del regno”, inequivocabilmente non sta parlando di un aleatorio regno futuro, ma sta parlando della promessa fatta a Davide di un messia-Re discendente dal suo casato (vedi salmo 110), e il culto a Dio è riferito alla restaurazione dell’unico tempio che Dio aveva autorizzato fin dalla prescrizione del Tabernacolo fatta a Mosè, e il cui cimelio Davide si portava ancora dietro ( II Samuele cap. 6 e seguenti).

Dunque possiamo affermare che per il Signore Gesù “Chiesa” era l’adunanza d’Israele, cioè tutto il Popolo che aveva goduto storicamente delle benedizioni del Regno di Davide, e più ancora il Popolo del Culto che aveva come riferimento e realizzazione la casa di Davide e il tempio di Gerusalemme. Possiamo senz’altro dire che la chiesa è l’Israele riunito e restaurato che ritrova il Suo Messia.

Dunque la chiesa è il popolo che si ritrova nel Culto del Dio-Salvatore promesso.

E’ questa la parola che il Signore rivolge a Pietro rappresentandogli la Chiesa d’Israele che finalmente realizza il sogno Davidico del Messia che porta pace e salvezza al Suo popolo. Questo aveva annunciato il profeta Isaia .

Sappiamo dalla storia che queste chiavi del regno dei cieli sono finite a ornare uno stemma pontificio, a rappresentare la chiesa come entità nuova con l’esclusione di Israele.

Ma noi affermiamo, con certezza di Scrittura, che il Signore Gesù qui dichiarava che la Sua chiesa era quella cui era stata promessa la chiave di Davide che è segno di un regno messianico la cui pace e prosperità avrebbe dato ricovero e salvezza a tutti i credenti dalle nazioni. Non un regno autosufficiente e separato, come a volte una certa teologia rabbinica intende, ma la realizzazione di un Regno di pace e amore per tutti gli stanchi e disperati della terra che vi avrebbero trovato rifugio.

Tutto il vangelo di Matteo è un annuncio del regno in molte parabole, al cui centro vi è il tempio di Gerusalemme e il regnante figlio di Davide coronato dall’assemblea d’Israele, cui si aggiungono tutti i gentili che lo riconoscono come Signore e Salvatore. Questa era la confessione di fede del romano Cornelio (Atti 10), che Pietro incontrerà per primo. Questa è la fondazione di una nuova Israele quando il Signore Gesù parla della Sua Chiesa.

Dunque la chiesa non può essere Chiesa se non porta la promessa della chiave di Davide e del radunamento del popolo di Davide e di Gesù.

Sappiamo che invece questo termine, anche nella versione storica del Protestantesimo e dell’Evangelismo, ha finito col connotare un soggetto nuovo e un popolo nuovo esattamente con l’esclusione del popolo cui era stata promessa.

Dunque crediamo che non vi è Chiesa se non vi è una chiara visione che si tratta della casa, del regno e del popolo di Davide. Troviamo una magnifica conferma in atti 15:16 dove l’Apostolo Giacomo parla del rialzamento del Tabernacolo di Davide come restaurazione del culto del tempio e del Regno messianico, ancora una volta secondo la parola che il Signore aveva affidata al Profeta Amos.

Siamo contenti in questi giorni perchè il Signore fa uscire dalla storia il termine chiesa inteso come soggetto gentile escludente Israele.

Secondo le citazioni di Matteo possiamo comprendere ora l’importanza che il Signore Gesù attribuiva agli ordinamenti del Padre e specificamente al significato simbolico e cultuale del tempio di Gerusalemme. In Giovanni al cap. 2 il Signore con veemenza si arma di una sferza di cordicelle, non per abolire il tempio ma per purificarlo. Una interpretazione antiprofetica ci aveva fatto credere che il Signore volesse distruggere il tempio per edificarne uno spirituale. Invece Lui pagò l’opposizione al potere sacerdotale e politico, corrotto, per adempiere a quello che il Padre aveva promesso e indicato sul Sinai.

In Giovanni 10.22 troviamo Gesù alla festa della dedicazione del tempio.

Quest’anno dal 20 dicembre, ricorre la festa di Channukkà, cioè la festa del ricordo della vittoria dei Maccabei contro la oppressione dei Greci. Questa è la festa delle luci, dell’accensione del Candelabro, detta anche della Dedicazione del Tempio.

Qui abbiamo una lezione sorprendente dal Signore perché non solo celebrava le festività prescritte a Mosè (Pessach-Pasqua, Shavuot –Pentecoste, Succot-Tabernacoli Levitico 23), ma si recava a Gerusalemme per la ricorrenza di una festa storica. Appunto la festa della Dedicazione del tempio, dell’accensione del candelabro. Dunque abbiamo la conferma della partecipazione alla vita reale del popolo d’Israele alle sue sofferenze e alle sue guerre contro i popoli invasori. Il che in quel tempo era una chiara presa di posizione contro la dominazione romana.

La partecipazione del Signore alla Festa della Dedicazione ci libera da una millenaria interpretazione cristiana di una missione di Gesù di tipo spirituale-virtuale, completamente separata dalla quotidianità e dalla sofferenza del Popolo d’Israele, dalla lotta di Israele di restare fedele a Dio.

La casa di Davide, soprattutto quella profetica e futura, è proprio la chiave d’interpretazione della centralità della Chiesa d’Israele, del Regno, del culto e della missione del Signore. Non un regno alieno e una chiesa virtuale, ma una collocazione nella prossimità del cuore e della salvezza d’Israele, per Israele e per tutte le genti.

Ecco perché Egli non parlava di un regno astratto ma lo collocava nelle sofferenze e nella liberazione del suo popolo, e poi per tutti popoli e per tutte le epoche.

La conferma profetica del tema della chiave della casa di Davide la troviamo nelle parole dell’Evangelista Giovanni alla chiesa di Filadelfia (Apocalisse 3:7).Sul fondamento della citazione di Isaia e di Matteo, l’apostolo Giovanni dice: “ Queste cose dice il Santo il Verace, colui che ha la chiave di Davide… a chi vince io gli farò una colonna nel tempio del mio Dio… e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo”. Non una Gerusalemme che rimane in cielo, ma la realizzazione di un regno e di un culto reale e vivente, che si svolge nel cuore del popolo d’Israele, cioè la chiesa.

Le promesse per i credenti di Filadelfia si adempiono nell’adempimento di un Regno e di un tempio che è quello della chiave della casa di Davide.

Sono molto grato al Signore di essere nato e cresciuto in una chiesa evangelica, ricevendo la grazia e il privilegio dell’importanza fondamentale della Parola di Dio, ma sono ancora più grato perché il Signore dice “La Mia Chiesa”. Oggi la Sua chiesa è quella che adempie la promessa della restaurazione della terra e del popolo del Figliuolo di Davide. La chiesa formata dal rimanente fedele d’Israele e dai gentili che vi si sono associati.